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IL ROMANTICISMO MIGRATORIO O LA SEVERA VERITÀ DELLA VITA

Dmitriy Akimov

 dottore di sociologia,

Capo dell’Amministrazione Generale

                                                                     dell’Accademia Internazionale di tecnologie di quotazione e sociologia

                                              “La Fortuna d’Oro

Durante più di dieci anni i problemi della migrazione per lavoro rimangono così attuali come erano nei primi anni dell’independenza seguiti dal disordine di economia, del paese, dall’ disoccupazione considerevole, dalla povertà di gran parte della popolazione. Come prima, secondo i dati diversi da 3 a 7 milioni degli ucraini sono i lavoratori permanenti o temporanei, legali o illegali all’estero. Con tutto ciò che già esiste non solo l’esperienza positiva ma anche negativa di tale collocamento al lavoro.

Che fatto fa andare i cittadini d’Ucraina all’estero in cerca di lavoro? Ovviamente si intendono le cause obbiettivi legati alla mancanza del lavoro ben remunerato almeno nei alcuni settori dell’attività (per esempio, scientifico) nel paese; infatti, i guadagni sono relativamente grandi di alcune professioni (particolarmente di edilizio) non solo all’estero lontano ma anche nella Russia. Ma pure una delle cause fondamentali di tale flusso potente della migrazione per lavoro dall’Ucraina dal nostro punto di vista si può considerare il cosiddetto “romanticismo migratorio”.

Di сhe cosa si tratta? Quali le cause del fatto сhe molti ucraini pensano сhe all’estero almeno nel settore delle relazioni industriali la situazione sia meglia di quell’ alla patria. Qui si può parlare dei due tipi del “romanticismo migratorio” e le due cause сhe lo condizionano. Primo di tutto sono i complessi legati al fatto che molti migranti di lavoro pensano che loro chiaramente sono sottovalutati alla patria e saranno veramente apprezzati proprio all’estero.

Infatti, quando si tratta degli specialisti altamente qualificati chi lavorano legalmente  all’estero questo fatto si è spesso confermato. Però il più delle volte quelli chi competevano per i posti di lavoro con gli specialisti locali ed anche a condizioni del collocamento illegale si spesso assicurano del senso opposto. E questo riguarda non soltanto le ragazze chi partendo all’estero e perfino non indovinando in che modo sarà impiegata la loro fatica, spesso si trovano nelle situazioni quando li tolgono i documenti ed esser fuggiti dai datori di lavoro non hanno i soldi perfino per i biglietti da raggiungere la casa.

Più spesso i lavoratori non qualificati e non competitivi, in effetti, sono richiesti per lavoro all’estero, però oggi lì vada la gente praticamente disposta a tutto (vivere durante il lavoro in qualsiasi condizione di vita; lavorare per gli imprenditori chi non concordano le condizioni di lavoro e la paga; soffrire le derisioni continui dalla parte degli abitanti locali, ecc.)

In generale da tempo si impone un’idea di comparazione dei guadagni reali ed i dispendi di lavoro, gli stenti della vita quotidiana della genta che lavora all’estero e nell’Ucraina. Si tratta del fatto сhe aver rifiutato assolutamente di tutto per qualche anno si può guadagnare abbastanza bene nell’Ucraina. Sull’Internet si presentano le ragioni dei molti operai chi lavorano all’estero e pensano se avere la qualifica elevata, la professione richiesta al mercato (è chiaro сhe si può studiarla) ed anche lavorare 7 giorni a settimana per 10-12 ore (che praticono molti lavoratori ucraini), non bisogna andare da nessuna parte e gudagnare la somma necessaria nell’Ucraina, almeno a Kiev.

A proposito di Kiev. Una serie degli scienziati, dei giornalisti nei tempi prima della crisi calcolano molte volte per quanto raggionevole, per esempio, sarà per il manager, il marketer o per il lavoratore ordinario andare per lavoro dal centro regionale a Kiev, tenendo conto della condizione сhe la parte maggiore di guadagno sarà stata spesa per l’affitto di un’alloggio, i prezzi più costosi per il trasporto ed alimentari, i costi seriosi per i viaggi regolari a “casa” ecc. Parlando di questo noi ovviamente non teniamo conto dei lavoratori chi alla patria non hanno la possibilità reale di ottenere un ben o almeno normale impiego. Nelle molti pubblicazioni sul problema dei migranti per lavoro sono stati presentati più volte le opinioni degli ucraini all’estero con riferimento a che tornerebbero volentieri alla patria se potessero ottenere un impiego decoroso.

Purtroppo ottenere tale impiego non è sempre possibile oggi. Così a giudicare dai dati delle ultime ricerche svolte dalla ditta GfK Ukraine in 2008 circa un quarto degli ucraini di età da 18 a 40 anni (27%) pondera seriamente la possibilità di andare all’estero per il collocamento al lavoro (tra l’altro, a giudicare dai dati del monitoraggio сhe era svolto durante più di dieci anni dall’Istituto di sociologia di Nazionale Accademia delle Scienze d’Ucraina circa un terzo dei rispondenti di questa età sempre affermano del desiderio di andare all’estero per il collocamento al lavoro). Per di più la causa principale delle simili intenzioni dei potenziali migranti per lavoro dall’Ucraina sta nel fatto che loro credono che la migrazione migliori la situazione finanziaria (87% dei rispondenti). Inoltre, 56, 5% dei rispondenti pensano, sono sicuri che l’esperienza estera assicurerà le possibilità migliore per il collocamento al lavoro dopo il ritorno nel paese. Dunque tale “romanticismo migratorio” ha i certi motivi particolarmente nel periodo delle crisi. Anche se la gran parte dei migranti potenziali conoscono che in questo periodo le possibilità del collocamento all’estero sono limitati. Per esempio, il luglio 2009 nella Spagna (che insieme all’Italia, Portogallo, Russia ed alcuni altri paesi è più probabile per l’esportazione dei lavoratori ucraini) la disoccupazione “propria” ha costituito 18% della popolazione abile al lavoro.

La seconda varietà del “romanticismo migratorio” legata ai concetti dei migranti di lavoro non sempre giusti e positivamente esagerati in riferimento a сhe rappresenta il paese, dove intendono andare per lavoro. Purtroppo nell’Ucraina ci sono abbastanza poco delle opere di sociologia e di public relations chi dedicati allo studio delle immagini dei paesi esteri. E c’è molto da esaminare e divulgare. Tenendo conto dei problemi della migrazione per lavoro tale opere possono diventare uno degli elementi principali della politica sociale connessi con la regolamentazione dei processi migratori.

Per esempio, S.V. Baljyk distingue i seguenti principali, chiavi elementi dell’immagine di un paese estera chi sono sottoposti (si intende i paesi diversi)  all’esame scrupuloso ed agli analisi:

È chiaro сhe per il potenziale migrante per lavoro l’interesse particolare presentano due ultimi componenti di un’immagine del paese estero: le sue immagini economico e giuridico. E proprio tal informazione basata sulle ricerche speciali aiuterebbe su molte cose gli ucraini chi vogliono guadagnare all’estero (tra l’altro trasferiscono i miliardi di dollari ed Euro nel bilancio del paese). Purtroppo, “la politica di struzzo” nella sfera della migrazione per lavoro realizzata nell’Ucraina (spesso al livello delle espressioni rari dei politici e non sempre argumentati per quanto riguarda il vantaggio o svantaggio), l’assenza dei alcuni passi reali sulla stimolazione della partenza per lavoro all’estero o della sua regolamentazione, mette in ombra tutta questa sfera di attività della società riguardante, senza esagerazione, i dieci milioni dei cittadini (migranti ed i suoi membri delle famiglie).

Come il risultato: il funzionamento di gran numero delle “ditte” ed “agenzie” che si occupano praticamemte in modo illegale del collocamento al lavoro degli ucraini all’estero, spesso truffando quelli chi non sanno la specificità della situazione economica di quel o l’altro paese. Altrimenti non ben informato della specificità del sistema giuridico su controllo dei processi migratori.

Almeno con due “innovazioni” in questa sfera accaduti già in anno 2009 e connessi con la crisi economica e finanziaria. La prima: l’introduzione nella Repubblica Ceca della norma in conformità con quale l’entrata nel suo territorio per il periodo più di tre mese (chiaro che questo affronta i migranti per lavoro) è permessa solo dopo il concesso dei documenti medici dell’assenza di una serie delle malattie. La seconda: inasprimento di una legislazione migratoria nell’Italia che mette praticamente tutti i migranti illegali per lavoro alla posizione dei criminali, aumenta a molti mesi il loro termine di permanenza nei speciali campi di adattamento, ecc. È chiaro сhe nell’ambiente propria dei potenziali migranti per lavoro, nelle ambasciati alcuni spiegazioni su questo fatto possono funzionare. Però non ci esiste l’informazione completa e giusta ed anche i consigli relativamente a quello come devono agire i migranti per lavoro in questi situazioni.    

Tutto sottoindicato affronta in generale i fattori oggetivi, le condizioni chi con quel o l’altro metodo, quell’ o l’altra misura influenzano la presa delle decisioni dei potenziali migranti per lavoro in rapporto a loro reali intenzioni ed azioni.

Però analizzando i processi della migrazione per lavoro non si deve dimenticare dell’esistenza dei fattori soggettivi connessi con la struttura della personalità del migrante potenziale che condiziona la differenza delle decisioni presi dalle persone diversi nelle condizioni uguali. Si tratta di una formazione della relazione particolare verso la migrazione, cioè la stima soggettiva della sua convenienza nelle condizioni concreti сhe rappresenta il presupposto della presa dalla persona di un decisione del cambio (temporaneo o permanente) di domicilio e del collocamento.

Come attestano le svolte ricerche sociologiche una motivazione per la migrazione sorge non direttamente dalle proprie bisogni del migrante potenziale ma dallo stato di soddisfazione o insoddisfazione di loro grado di soddisfazione a sua volta dipende dall’individualità della persona e dei suoi bisogni.

Perciò nelle condizioni uguali alcune persone cercano di fare tutti gli sforzi per collocarsi al lavoro nel proprio paese, altri – non vedono neanchi presupposti per la soddisfazione dei suoi bisogni in tal modo pensano сhe si possa fare questo soltanto esser partito all’estero per i  guadagni.  

Finalmente, in seguito all’interazione dei fattori oggettivi e soggettivi si formano gli orientamenti migratori chi appariscono come i risultanti del processo di loro formazione chi poi passano (o non passano) direttamente al movimento migratorio per comparsa di quale oltre agli orientamenti si serve anche le possibilità economiche ed alcuni altri per effettuazione immediata della migrazione per lavoro.

Tutto questo nell’insieme fornisce il certo comportamento migratorio la sostanza di quale sta nella formazione di un certo complesso dei fattori chi determinano la presa delle decisioni di una partenza. Di solito la presa del decisione simile è il risultato degli azioni ponderati basati sull’analisi della realtà attuale e le idee di un possibile miglioramento dello stato proprio (economico, morale, ecc.) in caso della migrazione.

Però non sempre così! E qui ritorniamo ancora al problema di una valutazione dai potenziali migranti per lavoro delle diverse condizioni chi accompagnono il processo della migrazione per lavoro e chi possono essere valutati in modo giusto (o sbagliato) dal potenziale migrante per lavoro.

Se generalizzare tutti i fatti sopradetti per quanto riguarda i problemi della formazione degli orientamenti migratori e il comportamento migratorio ed anche la posizione nella struttura di questo processo “romanticismo migratorio”, si può giungere alla conclusione seguente: su loro (cioè gli orientamenti migratori ed il comportamento) influenzano i due gruppi principali dei fattori. Da una parte l’insoddisfazione della situazione (innanzitutto al mercato del lavoro) nel paese d’uscita (proprio così chiamano, particolarmente gli investigatori russi, il paese da che partirono i diversi gruppi dei lavoratori con lo scopo del collocamento). Dall’altranon sempre oggettivi, esagerati spesso verso al positivo le idee dei paesi dove si effettua o pianifica l’uscita. 

Nel primo caso l’importanza principale hanno i fattori già sopradescritti connessi con lo stato economico insoddisfacente dei migranti potenziali, le fatiche in cerca del lavoro ben retribuito. Però non soltanto così. Come attestono i dati delle svolte ricerche sociologiche il ruolo negativo rileva tali fattori come le condizioni ecologiche nocivi alla salute nel paese d’uscita, il desiderio di cambiare le condizioni climatiche, l’intenzione di studiare in simultanea nei paesi dove partirono i migranti, i problemi etnici (in particolare la paura dei conflitti interetnici e delle oppressioni etniche; tra l’altro, è interessante che in tale situazione spesso si trovano i russi ed gli ucraini chi vivevano fino al disfacimento di URSS nelle repubbliche caucasiche e dell’Asia Centrale) ed alcuni altri.

Nel secondo caso, cioè alla valutazione dal migramte potenziale della situazione dove intende trasferirsi come già abbiamo indicato (a questo in generale è stato dedicato l’articolo attuale), insieme alle condizioni economiche spesso formati in modo migliore (tra l’altro non consideravamo moltitudine dei problemi che influiscono sui migranti di lavoro in tale situazione in particolare la migrantefobia, il problema d’inconsapevolezza della lingua, le fatiche con un legale collocamento al lavoro, ecc.), esistono le rivelazioni del “romanticismo migratorio”. Proprio per questo, primo è necesario infatti il più serio lavoro per superarlo e formare ai migranti potenziali gli orientamenti più esatti e realmente ponderati. Nel secondo luogo come si è già stato indicato è molto importante la sistemazione del più oggettivo ed effettivo lavoro informativo tra questi categorie dei cittadini ucraini.