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LA MIGRAZIONE PER LAVORO POTENZIALE, PENDOLARE, DI «NAVETTA» E DI TRANSITO

Dimitriy Akimov

Dottore di sociologia,

Il Capo dell’Amministrazione Generale

dell’Accademia Internazionale

di tecnologie di quotazione e sociologia

“La Fortuna d’Oro”

Tra moltissimi pubblicazioni connessi con la migrazione per lavoro degli ucraini, gli altri abitanti dei paesi di CSI /Comunità degli Stati Indipendenti/ (ma anche altri persone che partirono in masse per lavoro nei diversi paesi – i turchi, polacchi, oggi – romeni ecc.), un pò del posto occupano, così dire, i problemi della migrazione «contigua». Cioè tali suoi tipi come pendolare, «di navetta», di transito e così via. Tra l’altro il numero significativo dei cittadini li è sottoposto che è comparabile con quello riferito a così dire la «pure» migrazione per lavoro con la legalizzazione successiva dei cittadini arrivati per lavoro nei paesi con quali collegano la loro successiva carriera di lavoro (e non solo).

Però prima bisogna dire della migrazione potenziale cioè dello psicologico stato di «pronto»  delle persone all’uscita da questa località o paese che si caratterizza dalla accettata ma non realizzata decisione della spostazione. A quanto grande tale potenziale di migrazione è quando si tratta dei cittadini d’Ucraina?  

Secondo i dati riportati da I. Pribytcova e basati sul sondaggio sociologico svolto il Febbraio-Marzo di 2004 anno dal Fondo «Le iniziative democratiche» e dal Centro delle ricerche sociali e politici «SOTSIS», 15,2 % degli abitanti d’Ucraina avevano l’intenzione di partire in altro paese per la permanenza. Se considerare il fatto che nello stesso tempo 23,2 % dei rispondenti vorrebbero lasciare temporaneamente i confini del paese per il collocamento all’estero, i cifri si appariscono di essere impressionanti (1, p. 66). Perchè si tratta praticamente di un quarto della popolazione del grande paese europeo.

I dati riportati dei volumi della potenziale migrazione per lavoro si confermano anche dai risultati della ricerca svolta da GFK Ukraine nel 2008 anno. In corrispondenza a quali circa il quarto  degli ucraini di età da 18 a 40 anni (27%) considerano seriamente la possibilità di uscire all’estero (ma solo 9% dei rispondenti hanno detto del desiderio di lasciare il paese per sempre).

Nello stesso tempo più spesso il desiderio di lasciare il paese hanno gli abitanti della area Occidentale, in primo luogo – Lvov, Ternopol e Cernovtsu regioni. Però anche all’Est del paese, per esempio, nelle regioni di Donetsk e Lugansk degli emigranti potenziali in secondo i dati della ricerca circa 14%. Per quanto riguarda la «temporanea» migrazione per lavoro qua i dati seguenti: del desiderio di uscire temporaneamente per i guadagni all’estero affermano a 30% degli abitanti dell’area Occidentale; circa tale quantità – delle aree di Nord e di Sud; più raramente – dell’area di Est – circa 16%. Bisogna indicare anche il fatto che il contingente dei potenziali migranti per lavoro in più misura (a 32%) si forma dagli abitanti di vilaggio.

Per quanto riguarda i paesi dove i migranti potenziali dall’Ucraina vorrebbero emigrare, nel primo luogo è la Germania (9,0%), Canada (6,1%), gli USA (5,9%), Russia (5,5%). Anche questi paesi attirano gli ucraini nel senso della temporanea migrazione per lavoro. É interessante che tali paesi come l’Italia (2,8%), la Repubblica Ceca (1,5%), Polonia (1,2%) dove, in effetti, lavora il numero significativo dei ucraini migranti per lavoro, si menzionano più raramente. L’eccezione fa la Russia – 5,2% dei potenziali migranti per lavoro. É chiaro che tali «forbici» tra i desideri dei migranti e il loro comportamento reale innanzitutto sono condizionati dalla difficoltà del collocamento e la legalizzazione in tali paesi come la Germania, Canada, gli USA.

La pendolare migrazione per lavoro che aveva i dimensioni molto grandi in URSS e rimane nell’Ucraina contemporanea di solito è uno dei tipi della interna migrazione per lavoro (dal vilaggio nella città e ritorno), connessa con la realizzazione degli scopi diversi da tali migranti come: il collocamento nella città durante il periodo di «ristagno» dei lavori agricoli, al contrario arrivo nelle regioni rurali per periodo di una raccolta ecc.

Però negli ultimi tempi la pendolare migrazione per lavoro acquista i formi nuovi, spesso diventa un processo, così dire, internazionale. Già oggi si può osservare il numero abbastanza considerevole dei «pendolari» migranti per lavoro del numero di una gioventù ucraina, studenti che secondo i programmi diversi partono per gli USA, i paesi europei ed altri paesi per qualche mese a lavorare durante la raccolta degli ortaggi ed i frutti, come i manager nel business turistico, e così via.

Purtroppo, i calcoli statistici relativamente al numero di tali migranti non si tengono. Però ci sono già centinaio e migliaia, senza esagerazione. E tali viaggi nient’affatto sono inoffensivi. Aver lavorato all’estero e aver guadagnato abbastanza, la gente giovane spesso non ormai pensano di continuare la loro carriera nell’Ucraina. A migranti «pendolari» si può riferire con ragione anche quelli ucraini che partendo  per i viaggi turistici rimangono all’estero per « lavorare un pochino». Qui non si tratta di quelle persone che semplicemente usano il turismo per la migrazione illegale. C’è il numero considerevole (anche non calcolato) delle persone che in realtà partirono per i guadagni breve.

Il ritorno dei migranti alla chi lavorano temporaneamente all’estero non significa che non possono uscire per lavoro per la seconda volta. È interessamente, a proposito, che molti da loro partirono per la seconda volta non solo per gli altri paesi ma anche con i cognomi diversi aver cambiato i passaporti. Ripetiamo ancora una volta che la migrazione «pendolare» ha il significato particolare per tali paesi dove vadano i migranti per lavoro in quali la parte importante fanno tali settori dell’economia come l’agricoltura, il servizio turistico ed alcuni altri.

Bisogna dire anche di un’aspetto importante della pendolare migrazione per lavoro. Negli ultimi anni in Ucraina prosegua la discussione continua per quanto riguarda la quantità reale degli ucraini chi lavorano all’estero. Nello stesso tempo siccome non c’è la statistica sicura dicono le cifre diverse fino a 5-7 milioni delle persone. In realtà questi dati sono davvero esagerati. Di questo fatto dice A. Starodub in un modo ben argomentato nel giornale «Zerkalo nedeli» (11-17 luglio 2005 anno). Riferendosi agli opinioni dei sociologi che si sono occupati in un modo professionale di questo problema lui dice della cifra reale dei migranti per lavoro in 2-2,5 milioni delle persone. Per quanto riguarda l’esagerazione dei dati – spesso la loro base è la nonconsiderazione della specificità di una migrazione pendolare. In realtà all’estero molti ucraini non lavorano in permanenza ma arrivano al lavoro cambiando uno d’altro in turno. A. Starodub, dal nostro punto di vista, dice in un modo abbastantza argomentato del fatto che con questo fatto erano legati alcuni errori nelle previsioni dei sociologi (in particolare, durante la «considerazione» dei sondaggi degli elettorali) agli elezioni presidenziali di 2004 anno quando uno dei servizi ha supposto che per i guadagni da Galycyna in questo periodo sono partiti circa 2 milioni dei sostenitori di V. Juscenco.

Ancora uno «variante» interessante della migrazione pendolare abbiamo ricevuto nel periodo della crisi economica di 2008-2010 anni. Però le supposizioni del ritorno in massa degli ucraini dai guadagni dei paesi esteri si appariscono un pò esagerati, i migranti per lavoro nei molti paesi europei in realtà sono diventati le prime vittime della crisi, non c’era la loro fuga in massa. Secondo le stime degli specialisti diversi fino a un milione dei lavoratori durante la crisi dovevano ritornarsi in Ucraina. Però il livello serio di una disoccupazione nel paese «ha fatto»  molti ucraini riconsiderare la loro piani; quelli chi sono ritornati nel paese già pensano della partenza per lavoro all’estero. In ogni caso, dal nostro punto di vista si può considerare come la migrazione pendolare anche tali eventi di crisi quando il numero considerevole dei migranti per lavoro cambia i posti dove applicano il lavoro.

 Ancora l’altro forma importante ed  interessante della migrazione per lavoro è quella di «navetta». È noto che la prosperità della migrazione per lavoro di «navetta» o commerciale era come negli altri paesi CSI alla metà degli anni 1990-i ed era connessa al deficit dei merci sorto al territorio di ex-URSS in relazione al trasferimento dall’economia pianificata al meccanismo di mercato di amministrazione. Nello stesso tempo la migrazione commerciale ha «assorbito» la quantità enorme dei lavoratori liberati nei paesi di CSI.

Si può considerare l’attività commerciale dei «navetti» di essere la migrazione per lavoro? Dal nostro punto di vista, certamente! Siccome si sono stati attirati migliaia e migliaia dei lavoratori. Anzi, aveva la sua specificità. Da che in particolare, appartiene il regime di visto per i «commercianti-navetti». Così, si può ricordare che con la Polonia praticamente fino all’entrata nell’Unione Europea l’Ucraina aveva il semplificato regime di visto: il voucher per 5 dollari si poteva mettere direttamente al confine. Ed i tentativi del governo di Polonia di alzare il pagamento per i visti d’ingresso hanno provocato le proteste mai capitati degli imprenditori polacchi chi lavoravano con i «commercianti-navetti» da CSI.

La «situazione» simile rimane anche oggi in particolare con la Turchia. I «commercianti-navetti sono riorientati ai paesi con i merci più qualitativi: anche la Turchia, l’Italia, Grecia, Emirati Arabi. Nello stesso tempo anche oggi molti cittadini d’Ucraina si occupano con questo bussiness. È poco probabile che li si può considerare in un modo altro che i migranti per lavoro particolari.

Il variante interessante della migrazione per lavoro di «navetta» si osserva oggi nelle regioni confinanti d’Ucraina. In seguito all’approvazione degli speciali atti legislativi da una serie dei paesi (da Polonia, Slovacchia, Ungheria) relativamente alle zone senza visto di 50 km per gli abitanti dei territori di frontiera, centinaia (senza esagerazione!) degli ucraini sono occupati oggi eccezionalmente nelle trasferte di «navetta» quotidiane con i merci dall’Ucraina in questi paesi. Oltre a ciò la decisione recente di Ungheria della limitazione del numero di tali trasferte quotidiane durante l’anno è stato percepito malamente, ha provocato le manifestazioni ed altri azioni simili nella serie dei paesi confinanti d’Ucraina. Qui non informiamo delle stime di una positività e negatività del fenomeno di tale attività per lavoro. Ma esiste realmente e per conto di che una migliaia delle persone si sostenga includendo i membri delle famiglie di tali migranti.

Purtroppo,  non ci esiste la statistica per quanto riguarda i volumi e la specificità di tale migrazione per lavoro. E qui sarrebbe abbastanza attuale di svolgere una speciale ricerca sociologica.

Il problema sociale più importante per una serie dei paesi per quali «attraversano» le strade de trasferimento da Est a Ovest, in primo luogo – in Europa, è diventata la migrazione, cosìddetta, di «transito». Nello stesso tempo è particolarmente attuale per l’Ucraina come il paese, in realtà nei molti sensi, di «transito» - non solo per il gas e petrolio, ma anche per la gente. È nata in relazione all’avvento di massa degli stranieri chi usando i canali diversi (il turismo, l’ingresso senza visto, gli studi nelle Università d’Ucraina ecc.) arrivano nel paese e rimangono li. Si fa spesso per quella causa che usando la posizione geografica d’Ucraina poi entrare nei paesi dell’Europa Centrale ed Occidentale. È chiaro che non solo l’Ucraina affronta questi problemi ma per esempio la Russia su vasta scala. E anche tali paesi come l’Israèle dove entrano il numero considerevole degli immigranti con lo scopo del trasferimento successivo per gli USA, Canada, Germania ecc.

Però nell’Ucraina questo fenomeno ha acquistato il carattero davvero di massa. Tali migranti di transito si trattengono ogni anno di dieci migliaia. La loro ritorno alla patria richiede i capitali ingenti. E un fatto importante: in 2010 anno è entrato in vigore l’accordo con l’Unione Europea del ritorno forzato in conformità con quale l’Ucraina si obbliga di ricevere tutti i migranti che sono entrati al territorio d’Europa via il paese e poi – mandare nei paesi da dove sono arrivati (è da notare che la sua parte degli obblighi della facilitazione reale di un regime di visto per l’ingresso degli ucraini nella zona di Scenghen di un paese dell’Unione Europea non è ancora eseguito).

Come  attesta N. Sciulga, spesso distinguono tre percorsi internazionali della migrazione illegale che attraversa l’Ucraina. In primo luogo, le persone provenienti  dai paesi di Asia Sud-Est arrivano via i paesi dell’Asia Centrale e CSI trasferiscono nell’Ucraina e poi nell’Europa. In secondo luogo il flusso dei cittadini dall’Oriente Vicino e Medio prosegue via i paesi di Transcaucasia e CSI nell’Ucraina e poi nei paesi di Ovest. In terzo luogo, via aerea direttamente nell’Ucraina arrivano gli abitanti dell’Est arabo chi tendono andare via il confine occidentale negli stati vicini e poi nell’Europa Occidentale.

Alcuni ricercatori, per esempio – russo S.V. Ryazantsev, distinguono più di percorsi dei migranti di transito (anche se in questo caso si tratta della Russia, molti percorsi riguardano l’Ucraina). È in particolare il percorso russo (è chiaro che si tratta degli arrivi dei migranti per lavoro nella Russia); il percorso occidentale; il percorso orientale (orientato ai paesi Scandinavia); il percorso mediterraneo; il percorso meridionale – in Turchia, Israèle, i paesi del golfo Persico (2, p. 208-210).

È chiaro che da un lato il vettore principale di un movimento dei migranti di transito ed emmigranti è orientato sui confini occidentali d’Ucraina. Dall’altro – il flusso così considerevole dei migranti di transito chi scelgono la strada via l’Ucraina è condizionato dalla «trasparenza» del confine orientale d’Ucraina (come anche i confini con la Bielorussia). Qui non fermeremo specialmente sui problemi di violazione dei confini dai migranti ecc. (è l’argomento della ricerca seguente). Sottolineiamo solo il fatto che la parte considerevole dei migranti di transito «si stabilisce» nell’Ucraina. Per di più spesso in virtù delle circostanze diverse si occupano in una illegale (spesso – criminale) attività di lavoro (3, p.156-159).

E così si può fare le conclusioni seguenti. La tradizionale e classica migrazione per lavoro nei margini di quale è «attivato» potenzialmente o realmente circa il quarto della popolazione, si completa da una serie degli altri formi particolari della migrazione per lavoro che aggrava lo stato del problema desritto. Il fatto più sostenziale qui anche che la gioventù è coinvolta intensivamente nella migrazione pendolare ed altri tipi di questa migrazione che genera la motivazione per il lavoro successivo all’estero.                

La letterattura

  1. I. Pribytcova. Le cronache degli eventi di migrazione nell’Ucraina prima e dopo il crollo di URSS//Sociologia: la teoria, metodi, marketing. – 2009. - №1. – P. 41-77.
  2. Ryazantsev S.V. La migrazione per lavoro nei paesi CSI e Baltia: le tendenze, le conseguenze, il regolamento. – M.: La formula di legge, 2007. – 576 p.
  3. Sculga N.A. Le grandi migrazioni dei popoli: i rimpatriati, profughi, i migranti per lavoro. – K.: Istituto della sociologia dell’Accademia Nazionale delle Scienze d’Ucraina, 2002. – 700 p.

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